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Ruderi della Chiesa di Santa Nosta XIII sec

Ruderi della vecchia parrocchiale tonarese di Santa Anastasia Santa Nosta risalenti al XIII sec

Ruderi della Chiesa di Santa Nosta XIII sec
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Descrizione

Santa Nostasia de Tonara. Antica patrona di Tonara 

Sant'Anastasia, o Santa Nostasia. Di lei parlavano le fonti storiche le quali narravano: "eravi sino al 1820 un'altra chiesa filiale detta di Santa Anastasia, la quale fu poi profanata e distrutta perché era mancata la sua dote" .  Così ne parlano l'Angius e il Casalis nel dizionario "la Sardegna paese per paese", raccontando di Tonara e della sua storia.Continuando, dai registri delle Rationes decimarum Sardiniae , si legge che il 17 gennaio 1341 un sacerdote della diocesi arborense, Gregorio di Lisque, rettore delle chiese di San Bartolomeo di Meana,  di Santa Anastasia di Tonara e di Santa Maria di Lonissa e Spasulè pagò regolarmente la decima diocesana all'esattore Giovanni Amatrici: il citato paese di Tonara era costretto a pagare una libbra, 16 soldi e 6 denari alla diocesi per estinguere le proprie incombenze. E' proprio quel documento che nell'anno 1341 riporta  il nome di Tonara trascritto per la prima volta in via ufficiale, ed il nome della chiesa dedicata alla Santa Anastasia:  il registro di dette variazioni patrimoniali, contenute nel Condaghe di Bonarcado,  tennero infatti documentato un contratto stipulato tra "Gordianus, vicarius de
Bonarcadu" e "s'archipiscopu Bernardu d'Arbaree".
In un parte di esso si legge testualmente:

« et sunt testimonios: primus Deus et sancta Maria et issu armentariu donnu Salusi et donnu Barisone arbarigesu, curatore de Mandra Olisay, et donnu Goantine prebiteru d'Austis et donnu Petru Cabru prebiteru de Leonissa et donnu Leonardu, mandatore de Tonara, et Samaridanu, mandadore de Bonarcadu, et Goantine Mirki clerigu et tota sa gorona ».

ed inoltre

« "Item anno et pontificatu predictis die XVII lanuarii habui et recepi per mazmm dioti domini Phìlippi pro solu -cione dictarum decimarum a presbitero Gregorio de Lisque rectore eccle­siaru S.Bartholomei de villa Meane, S.' Anastacie de villa Tunare e S.Marie de villa Laonisse et Spasulee arborensio diocesis lìb I, sol IVI, den. VI ". 

Eppure il Bonu, il quale fu parroco di Tonara, canonico, storico e studioso delle cose tonaresi, sembra abbastanza certo quando scrive che  "alla fine del 1300 o al principio del 1400 i tonaresi costruirono la chiesa di Santa Anastasia con tre archi gotici e relative arcate a crociera pure gotica, dalla cui intersezione pendevano grossi pomi di pietra, ricordati ancora dal popolo con il nome di "is campaneddas". Is campaneddas : pare che esse servissero a chiudere la volta a crociera gotica della chiesa, come delle chiavi architettoniche. Non è improbabile che un nuovo edificio, più ampio e più solido, sia stato costruito sulle fondamenta del vecchio tempio, ma questo il Bonu non lo dice. Il tempio di voluto dai Vallombrosani, monaci dediti a uno stile di vita naturalista che operarono in Sardegna nell'alto Medioevo che lasciarono testimonianze del loro passaggio in parecchi siti dell'isola sarda. Alla chiesa sicuramente appartenne una stele di trachite con stemma e scritte che risultano posteriori al periodo indicato dal Bonu...oggi andata misteriosamente smarrita. Tale documento archeologico rinvenuto negli scavi attorno alla chiesa, "recante scolpita l'effige dei pali della Corona d'Aragona fu studiato e fotografato dal famoso archeologo Taramelli  e ripreso  dalla studiosa Olivetta Schena: riportava la data 1467, corrispondente forse alla data di scalpellinatura o a quella di un intervento di restauro della chiesa. Furono incise sulla pietra altre iscrizioni latine ai bordi, di difficile interpretazione: riportava le iscrizioni latine "Mor bata Sau me fecit" oppure "Ma s tru Batista Sau me fecit" ossia letteralmente.....il mastro Battista Sau mi fece, e altre diciture non codificate dagli studiosi. La chiesa dedicata alla Santa Anastasia fu abbandonata definitivamente nel 1823,  crollò parzialmente nel 1832, dopo un violentissimo temporale e fu chiusa definitivamente al culto dopo la morte del rettore Medde. Non si conosce il motivo esatto di questo triste abbandono per questo giaciglio così prezioso: probabilmente una disaffezione dei tonaresi e dei parroci avvicendatesi per quel sito antico; lo spostamento baricentrico del centro barbaricino più a monte rese il sito periferico rispetto alle nuove esigenze del popolo;o lo scioglimento di un voto dei pastori tonaresi transumanti coi greggi verso l'ogliastra li fece votare alla costruzione di un tempio agli inizi del 1600 dedicato all'arcangelo Gabriele, attuale patrono del paese.Le antiche fonti orali narravano di una chiesa profanata. Di numerosi atti vandalici ivi compiuti.Addirittura dell'amputazione del braccio della statua lignea della Santa Nostasia, ed anche di alcuni incendi applicati fuori le mura dell'edificio. Addirittura si tramandava l'ipotesi che fosse stato commesso un omicidio. Ma le fonti scritte tacciono.Della chiesa oggi resiste la costruzione in parte di alcuni muri perimetrali, essendo stata costruita in pietra resistente con un impasto di malta di calce e sabbia arenaria e pietre di scisto sovrapposti : sono rimasti in piedi i ruderi delle pareti laterali a sud e a sud ovest. Le fonti scritte dell'archivio parrocchiale confermano la sua destinazione a parrocchiale del centro barbaricino : dovette essere chiesa importante,  visto che conteneva al suo interno, probabilmente collocato su una pala di legno dell'altare maggiore un prezioso retablo cinquecentesco attribuito al maestro di Stampace, della rinomata bottega dei Cavaro di Cagliari, commissionato dal clero tonarese e dalla sua comunità, purtroppo tristemente andato distrutto e le cui fattezze oggi sono sopravvissute grazie ad un importante operazione di recupero, con la quale l'amministrazione comunale ha voluto riappropriarsi delle uniche tre tavole superstiti, dipinte su legno di castagno, raffiguranti una il Giudizio Universale, una  l'Arcangelo Michele che uccide il drago e la Crocifissione, custoditi in mostra permanente presso la sala consiliare comunale. Si ricorda la sua stele, prezioso documenti archeologico recante effigiati i pali della corona di Aragona, la data 1467 e il nome dello scalpellino mastro Batista Sau che la lavoro'. Ora la stele studiata dalla Olivetta Schena è' andata smarrita, come smarriti sono andati i sedili ( setzidorgios ) che erano collocati in una piazzetta del rione di Toneri dove gli anziani narrano esservi scalpellinate altre iscrizioni antiche di indubbia interpretazione provenienti da Santa Nosta. Il rudere della chiesa di Santa Nostasia,  andò  sempre più in rovina, spoliato dei suoi materiali, lentamente, necessariamente, per provvedere all'allargamento e ai rimaneggiamenti più volte effettuati nella nuova parrocchia di San Gabriele Arcangelo (e non solo a quelli) agli inizi del 1900: come una sentinella ha sorvegliato silenzioso la vallata di Tonara per tutti  i secoli del suo abbandono. Questo dolce nome conservato ancora tra alcune donne di Tonara deriva dal greco Anàstasis e significa 'resurrezione'. Con il nome di Anastasia venivano battezzate le figlie dei primi cristiani.  Anastasia : una resurrezione per lei, avvenuta e non compiuta. Ma la storia dei popoli antichi spesso, non è comprensibile agli occhi di noi gente moderna.

Di Massimiliano Rosa

 

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Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2026, 17:00

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